Parigi, 20simo arrondissement

Caro Lettore,

una parte della riflessione di POST•M si articola intorno all’essere umano. Ovvero intorno all’idea che qualsiasi persona è umana. Che l’individuo, dalla prospettiva del suo “io”, riconosce nell’altro un altro “io”, ovvero una persona con le stesse capacità di vedere e sentire (nei suoi cinque significati).

Durante la nostra residenza a Middlebury College, Heather, Alena, Andrea ed io abbiamo esplorato questo concetto di base sia attraverso il corpo (che secondo me è lo strumento più adatto, e le cui capacità senzienti e cognitive sono troppo spesso diminuite e/o ignorate nella nostra società moderna “efficiente”) sia attarverso il testo. Quale, se non la tradizionale Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite del 1948 (consultabile qui in 381 lingue)?

Propongo qui di seguito il primo articolo, e La esorto a leggerlo più volte, con calma, di modo da assaporarne ogni parola (e i concetti che si nascondono dietro):

Articolo 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Lo so che avrebbe voglia di proseguire la lettura. Ma si soffermi un attimo.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.

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Tutti     /     gli esseri umani      /      nascono     /      liberi      /     ed eguali       /       in dignità       /       e diritti.

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Essi sono      /        dotati       /       di ragione      /      e di coscienza

e devono agire     /     gli uni     /    verso gli altri     /     in spirito di fratellanza.

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Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

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Si differenzia quest’affermazione dal riconoscere l’ “io” nell’altro? Si differenzia dal riconoscere in una qualsiasi altra persona che non sia se’ stessa/o questo stesso sentimento di diritto di esistenza che concediamo naturalmente a noi stessi?

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Queste sono le domande che ci siamo posti noi, e le ‘risposte’ a cui siamo arrivati sono multiple e in contraddizione, come è normale che sia. Invece che discutere di chi ritiene e ha ritenuto cosa, vorrei arrivare ad una conclusione.

La invito perciò a prendere un bel respiro, profondo, di pancia (ovvero, con il diaframma). Chiuda gli occhi ed espiri. Quando ha di nuovo gli occhi aperti, si concentri sulla sua pelle e le sensazioni che questa Le dà, e su come sia la prima barriera attraverso la quale sentiamo il mondo: il caldo, il freddo, lo spostamento d’aria. Il contatto con materiali, forme, testure. Persone. Altri.

Come chiude questa pagina di Firefox (o Explorer, Chrome, Safari…), La prego di aprirsi agli Altri che le sono vicini, e lontani. Lasci che la sua pelle entri in contatto con l’aria che spostano, con le temperature che influenzano, con le testure del legno che il lavoro del falegname (dell’IKEA o l’artigiano) ha creato. Si lasci toccare.

E quando sarà pronto, entri in contatto, attraverso la pelle, direttamente, con l’Altro. E senta se siete eguali in dignità e entrambi dotati di coscienza.

Con tatto,

Nerina

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