Post M

The Entangled Storytelling of a Question

Tag: promenade plantée

Paris, 12ème arrondissement

Cher lecteur,

hier s’est tenue une répétition ouverte à laquelle ont participé 9 personnes entre famille et amis. Je tiens à les remercier toutes et tous pour leur participation, qui nous est bien précieuse à ce moment d’évolution de POST•M. Leur présence nous a permis de nous rendre compte des moments à re-étudier, à re-travailler, et surtout elle m’a permis de comprendre le manque de continuité dans la présentation des différentes aspects dramaturgiques de la pièce.

Je suis donc prête à me relancer dans un travail de création de fond, d’articulation des différents éléments théâtraux et conceptuels. Voilà donc mon travail pour les trois prochains jours : m’assoir et écrire, noter, débattre sur papier quelle est la structure de la pièce en sont entièreté, quels sont les points à l’intérieur de celle-ci à élargir, agrandir, remesurer, et quels sont les moments à créer tout court.

Le tout avec un peu de répétitions pour ne pas perdre le goût.

Bon weekend !

Nerina

Parigi, 12esimo arrondissement

Caro lettore,

in qualsiasi esperienza, che sia performativa, artistica, interattiva, di vita quotidiana, l’integrazione del proprio corpo è fondamentale. Senza corpo, non c’è presenza. E senza presenza, non può esistere lo scambio alla base di quella che considero l’esperienza umana. La presenza ruota tanto intorno a sé stessi, che alla relazione con gli altri. In yoga, Tadasana è l’esemplificazione di questo concetto: la posizione della montagna, in cui uno sta in piedi con i piedi radicati al suolo, la testa ben protesa verso il cielo e tutto il corpo tra testa e piedi in ascolto e respiro, permette di equilibrare tutto il corpo, di annichilire i pensieri, di creare spazio attraverso l’entrata di ossigeno e sentire se’ stessi e quello che ci circonda in onestà.

Con POST•M, stiamo imparando che cos’è Tadasana. Come si può costruire questa base di presenza per andare al di là di dove abbiamo cominciato. Quali sono le basi tecniche e fisiche per noi stessi, per la compagnia, per il nostro lavoro, per la nostra esplorazione. Stiamo andando al di là della fiducia gli uni verso gli altri: stiamo costruendo insieme qualcosa di unico, speciale, un viaggio unico.

Oggi, nel parco Hector Malot lungo la Promenade plantée, abbiamo fatto molte Tadasana e qualche salutazione al sole, in un certo senso. Continuando la costruzione della coreografia con Alena, abbiamo cercato l’origine e la motivazione di ogni gesto e di ogni frase. Viviane e Heather hanno esplorato la musicalità di Olympia, Maria ha cominciato a maneggiare la macchina fotografica. Abbiamo fatto l’introduzione alla costruzione del labirinto, capendo le necessità ingegneristiche necessarie per sviluppare l’estetica e la resistenza della nostra scenografia. Abbiamo incuriosito passanti e i senzatetto rumeni che avevano eletto il parco a residenza del pomeriggio, e che hanno cominciato a ripetere le parole che hanno letto sui testi battuti da Viviane e che hanno raccolto il coraggio a quattro mani per chiedere che tipo di danza faceva Alena. Perché a loro parlava. Raccontava una storia.

Tadasana, appunto. Scendere più profondamente nella sensazione di sé per connettersi a tutto quello che ci circonda e che fa parte di noi. Continuare a cercare quella sensazione finché non arriva. Avere la pazienza necessaria perché arrivi. E la fede, anche. Sapere dove cercare. E cercare.

Sempre,

Nerina

 

Paris, 12th arrondissement

Dear reader,

outdoors rehearsals and close research are producing their effect: ideas are starting to float in me. Images, feelings, sensations, shapes, relationships. I feel like a sponge taking in whatever comes my way. I haven’t experienced this sensation in almost two years, and it feels like myself again. I don’t think an artist can experience a greater pleasure.

Today was a gorgeous, tasty experience. With Alena and Andrea we were in a garden right next to the Promenade plantée right along rue de Bercy. We had been there for about 1h15, with Alena exploring the space and slowly building a maze of yarn and bamboo branches, with some sparse newspaper pages afloat in the midst of it all. At that point, as I had just walked to her and asked her to stop building and just playing with the space she had created, we heard voices. Children. Many of them.

There were probably 30 of them. An after school group, coming to eat their goûter in the park. Well, they saw the maze. And they didn’t stop. They started asking questions: “what is it? what is it for? is it a sculpture? can we touch it?” I asked them what it was: “It’s for Christmas!” “It’s a spiderweb!” “it’s to jump!” So many answers. “Can we play with the yarn?”

Oh yeah. And they did.

What a pleasure to see free spirits playing with the legumi, as Andrea calls them. Yarn balls flying across tree branches. Legs jumping over yarn strings. Walking underneath. Running. Screaming. Excitement. Free flow.

“Madame, je crois que vous n’aurez plus de pelotes…” We did, at the end. God knows how.

Thank you kids for playing with my universe. Thank you for looking at it with the honesty of your heart. And thank you for showing me that 5 minutes is more than enough time for play. And that all it takes is an energy.

Thank you for being there today and liberating whatever was there waiting to be liberated. Shapes, colors, ideas, interventions, Lego spirit.

With the greatest smile,

Nerina