Post M

The Entangled Storytelling of a Question

Tag: olympia splendid 33

Parigi, 12esimo arrondissement

Caro lettore,

in qualsiasi esperienza, che sia performativa, artistica, interattiva, di vita quotidiana, l’integrazione del proprio corpo è fondamentale. Senza corpo, non c’è presenza. E senza presenza, non può esistere lo scambio alla base di quella che considero l’esperienza umana. La presenza ruota tanto intorno a sé stessi, che alla relazione con gli altri. In yoga, Tadasana è l’esemplificazione di questo concetto: la posizione della montagna, in cui uno sta in piedi con i piedi radicati al suolo, la testa ben protesa verso il cielo e tutto il corpo tra testa e piedi in ascolto e respiro, permette di equilibrare tutto il corpo, di annichilire i pensieri, di creare spazio attraverso l’entrata di ossigeno e sentire se’ stessi e quello che ci circonda in onestà.

Con POST•M, stiamo imparando che cos’è Tadasana. Come si può costruire questa base di presenza per andare al di là di dove abbiamo cominciato. Quali sono le basi tecniche e fisiche per noi stessi, per la compagnia, per il nostro lavoro, per la nostra esplorazione. Stiamo andando al di là della fiducia gli uni verso gli altri: stiamo costruendo insieme qualcosa di unico, speciale, un viaggio unico.

Oggi, nel parco Hector Malot lungo la Promenade plantée, abbiamo fatto molte Tadasana e qualche salutazione al sole, in un certo senso. Continuando la costruzione della coreografia con Alena, abbiamo cercato l’origine e la motivazione di ogni gesto e di ogni frase. Viviane e Heather hanno esplorato la musicalità di Olympia, Maria ha cominciato a maneggiare la macchina fotografica. Abbiamo fatto l’introduzione alla costruzione del labirinto, capendo le necessità ingegneristiche necessarie per sviluppare l’estetica e la resistenza della nostra scenografia. Abbiamo incuriosito passanti e i senzatetto rumeni che avevano eletto il parco a residenza del pomeriggio, e che hanno cominciato a ripetere le parole che hanno letto sui testi battuti da Viviane e che hanno raccolto il coraggio a quattro mani per chiedere che tipo di danza faceva Alena. Perché a loro parlava. Raccontava una storia.

Tadasana, appunto. Scendere più profondamente nella sensazione di sé per connettersi a tutto quello che ci circonda e che fa parte di noi. Continuare a cercare quella sensazione finché non arriva. Avere la pazienza necessaria perché arrivi. E la fede, anche. Sapere dove cercare. E cercare.

Sempre,

Nerina

 

Paris, 12ème arrondissement

Cher lecteur,

aujourd’hui, comme l’ont bien souligné Alena et Heather, a été une bonne journée. Dans le bon air parisien d’un dimanche ensoleillé, nous nous sommes rendues au RDV que j’avais avec un monsieur – son nom est un mystère ! – que j’avais connu à la brocante de Ledru-Rollin dimanche dernier. Ce monsieur m’avait été indiqué par un autre vendeur auquel j’avais demandé s’il avait des machines à écrire.

Le vendeur: “Revenez vers 16-16h30. Il y aura un monsieur qui saura vous aider.”

J’y suis bien retournée, Andrea à la main. Et le monsieur était là.

“Que cherchez-vous ?”

“Une machine à écrire. Années 60. Légère, portable, et en état de marche.”

“J’ai peut-être quelque chose pour vous. Une allemande. Du solide. Venez me voir dimanche prochain. Boulevard Vincent Auriol, Métro Nationale.”

Nous y étions. Et une demi-heure après, le monsieur aussi. Dans un sac du supermarché, enroulée dans un serviette, elle était là. Il l’a sortie avec la délicatesse d’un chirurgien qui ouvre un crâne. Il me l’a fait sortir de sa boîte, ou plutôt, m’a fait enlever son couvercle, et là voilà.

Une Olympia Splendid 33. Allemande de construction. Clavier Azerty.

Une beauté, couleur crème avec des touches rouges foncé.

Il m’a montré les 3 gestes à faire pour la mettre en marche. La série de phrases écrites pour bien contrôler l’alinéation des caractères. Les shifts. Le déblocage. Les marges. Les 90 degrés qu’il faut bien garder avec les coudes.

“Allez-y, essayez-là.”

Et Heather l’a essayée.

Tac. Tac. Tac.

“Et surtout n’ayez pas peur. Lancez vos doigts.”

Tac. Tac. Tac. Tac. Tac. Din!

Ah, cette clochette de fin de ligne. Et ces touches.

“Don’t be afraid to strike it. Be sturdy. With each key.”

Le monsieur, en plus, parlait anglais… Rarement ai-je vu un tel amour pour un objet. Et rarement l’ai-je senti aussi profondément. Du solide, c’est du solide. Du beau, c’est du beau. J’ai hâte de m’y assoir, les coudes bien à 90 degrés, et écrire une longue lettre à Mimma. Pour la roder. Pour la ramener en vie, après les soins précieux du monsieur. Pour la faire chanter, de ses 49 touches et de sa clochette. Pour la préparer aux répétitions. Et à sa vie de star sur le plateau.

Tac, tac, tac. Din!

Nerina