Parigi, 12esimo arrondissement

Caro lettore,

l’avventura di POST•M è cominciata ormai più di un anno fa. La compagnia si è creata, allargata, ristretta, trovata, lasciata, mantenuta, cambiata, allargata di nuovo. Le idee si sono moltiplicate, e il nostro lavoro di prove è proprio quello di trasformare la ricerca in un pensiero da condividere con i pubblici diversi e vari che incontreremo attraverso il nostro percorso. Un pensiero. Un messaggio, da scolpire nella pietra che è il momento, l’oggi che già non è più.

Questo messaggio ancora non lo conosco. Si sta delineando. Attraverso attimi scenici, immagini, sensazioni, testure che ho già scoperto e sto scoprendo. Le chiedo pazienza nelle prossime settimane: sono delicate, perché richiedono potere e ascolto, immaginazione e fondamenta. Oggi posso condividere questo:

L’anguilla, la sirena
dei mari freddi che lascia il Baltico
per giungere ai nostri mari,
ai nostri estuari, ai fiumi
che risale in profondo, sotto la piena avversa,
di ramo in ramo e poi
di capello in capello, assottigliati,
sempre più addentro, sempre più nel cuore
del macigno, filtrando
tra gorielli di melma finché un giorno
una luce scoccata dai castagni
ne accende il guizzo in pozze d’acquamorta,
nei fossi che declinano
dai balzi d’Appennino alla Romagna;
l’anguilla, torcia, frusta,
freccia d’Amore in terra
che solo i nostri botri o i disseccati
ruscelli pirenaici riconducono
a paradisi di fecondazione;
l’anima verde che cerca
vita là dove solo
morde l’arsura e la desolazione,
la scintilla che dice
tutto comincia quando tutto pare
incarbonirsi, bronco seppellito;
l’iride breve, gemella
di quella che incastonano i tuoi cigli
e fai brillare intatta in mezzo ai figli
dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu
non crederla sorella?

Eugenio Montale – “L’anguilla” dalla raccolta “Bufera e altro”

Per favore, la legga almeno tre volte. E si lasci trasportare dalle [r] che si mescolano alle [l], che cocciano contro le [b] e le [f], che rimbalzano contro le [k], [d], [t], [g]. Le [s] che si infiltrano come la medicina cinese negli ospedali francesi (vada a pagina 12 del Direct Matin di oggi 25 ottobre 2011 e applichi lo stesso piacere di analisi semantica…). Legga le parole e le faccia vivere, nel suo corpo. Le legga ad alta voce, a qualcuno, a casa, in ufficio, per la strada, sull’autobus, al supermercato. È una domanda molto lunga, ma secondo me val la pena farla. Che qualcuno risponda?

Nerina

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