by nerinacocchi

Parigi, 20esimo arrondissement

Caro Lettore,

anche se ormai ottobre è diventato il mese delle manifestazioni e dimostrazioni da molti anni a questa parte, questo 2011 mi dà la sensazione di essere qualcosa di diverso. È ormai più di un mese che Zuccotti Square è occupata a Wall Street (New York ma anche molti altri luoghi in Canada e USA), è da gennaio 2011 che le Slut Walks si susseguono in tutto il mondo, è dal 15 maggio 2011 che gli indignados spingono al cambiamento globale della democrazia. A cui vanno aggiunti movimenti pro-democratici molto più rivoluzionari (ovvero la condizione di partenza non è democratica, nel senso occidentale del termine): la cosidetta “Primavera araba”, cominciata nel dicembre 2010 in Tunisia e che ha provocato un’ondata di manifestazioni e proteste in Algeria, Lebano, Yemen, Bahrain, Siria e Jordan. Manifestazioni e proteste che si sono trasformate in rivoluzione in Egitto e guerra civile in Libia. Senza dimenticarci le proteste in Grecia che ormai vanno avanti da due anni, quelle permanenti in Israele, quelle legate alla “Primavera araba” in Iraq ma non solo, le tensioni in Inghilerra ad agosto, e tante altre di cui, purtroppo, non sono a conoscenza.

Non metto tutte queste proteste, rivoluzioni e guerra civile in un unico paniere, in quanto sono manifestazioni di opinioni, bisogni e lotte molto diverse, sia per origine, che per cultura, così come contesto socio-storico-economico. Quello a cui mi interesso è il ruolo dell’individuo nel movimento di massa, ovvero come l’individuo si riconosce nella mobilitazione del gruppo e come quest’ultima è (o meno) una manifestazione di cittadinanza e democrazia capace di costruire le basi di una vita stabile, pacifica, economicamente sostenibile ed ugualitaria.

Lei, Lettore, ha partecipato ad una manifestazione, nell’ultimo anno? Se sì, quali erano le sue motivazioni, all’epoca, per partecipare? Se no, quali erano le sue motivazioni per non partecipare?

Sono sempre valide queste motivazioni? Se no, come sono cambiate?

Com’è che Lei, Lettore, si riconosce partecipante attivo e/o passivo di questi movimenti? A che livello ritiene che la geografia (la lontananza/vicinanza/presenza) influisca sulla sua partecipazione?

La vorrei incoraggiare, in questa domenica mattina di ottobre di un 2011 all’insegna della rivoluzione, a riflettere sul nostro impegno come cittadini universali, sull’impatto che Lei, individuo, nella Sua specifica condizione, può avere sulla costruzione di oggi e di domani. Al di là del movimento di massa, nel piccolo e nel grande, come contribuisce all’immaginare ed attualizzare di un mondo in cui l’umanità di ognuno delle 6 996 848 514 persone che popolano la terra in questo momento (9:52am) è davvero presa in considerazione?

Nerina

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